Prestazione, infortuni e riabilitazione nel padel
Cosa sappiamo davvero su prestazione, infortuni e riabilitazione nel padel
Il padel sta crescendo a una velocità impressionante, ma la scienza fatica a tenere il passo. Nonostante milioni di persone lo pratichino ogni settimana, quello che sappiamo davvero sul gioco, sulla preparazione fisica più adatta, sugli infortuni tipici e su come recuperare correttamente è ancora sorprendentemente limitato. Per colmare questo vuoto, un gruppo di ricercatori ha analizzato tutta la letteratura disponibile fino al 2022, raccogliendola in una review completa pubblicata su Sports Medicine
Ciò che emerge da questa analisi è che il padel è uno sport intenso e tutt’altro che banale: le partite sono caratterizzate da continui cambi di direzione, accelerazioni improvvise e sequenze di gioco ripetute ad alta frequenza. Tutto questo si traduce in un impegno cardiovascolare significativo, con benefici misurabili sia sul piano aerobico sia su quello neuromuscolare. Nonostante ciò, la struttura del gioco – fatta di movimenti brevi, esplosivi, spesso eseguiti in spazi ridotti – richiede una preparazione fisica specifica che molti amatori semplicemente non possiedono.
La review mette in evidenza come la forza delle gambe, la stabilità del core e la mobilità della spalla siano elementi chiave per sostenere il ritmo del padel, ma mostra anche che non esiste ancora un protocollo di allenamento considerato “standard” o universalmente accettato. Ogni studio utilizza metodi diversi, misura parametri differenti e lavora su campioni di dimensioni spesso ridotte. Il risultato è un quadro frammentato, che suggerisce diverse direzioni ma non permette ancora di stabilire linee guida definitive.
Quando si parla di infortuni, la situazione diventa ancora più interessante. La maggior parte dei problemi riguarda la parte superiore del corpo, in particolare la spalla, probabilmente a causa dei colpi eseguiti sopra la testa, che nel padel sono frequenti e spesso tecnicamente complessi. Anche gomito, ginocchio e caviglia sono aree critiche, soprattutto per chi è alle prime armi o per chi gioca molto senza un’adeguata preparazione fisica. I movimenti rapidi, i rimbalzi sulle pareti e le frenate improvvise contribuiscono a creare situazioni potenzialmente rischiose, soprattutto quando si unisce la scarsa tecnica a carichi di gioco elevati.
Un tema ancora più debole nella letteratura riguarda la riabilitazione. Gli autori della review sottolineano come, nonostante la prevalenza di alcuni infortuni sia ormai abbastanza chiara, esistano pochissimi studi che propongano protocolli riabilitativi pensati specificamente per il padel. Molte delle indicazioni utilizzate oggi derivano dal tennis o da sport con gestualità simili, ma non sono state validate in modo diretto. Questo significa che fisioterapisti e preparatori devono spesso adattare conoscenze provenienti da altri sport, senza avere la certezza che siano le più adatte ai movimenti peculiari del padel.
Il quadro complessivo che emerge dalla review è quello di uno sport giovane per la ricerca scientifica: dinamico, complesso, affascinante, ma ancora poco studiato. Gli autori auspicano che nei prossimi anni vengano sviluppati studi più rigorosi e omogenei, capaci di analizzare in modo più preciso i gesti tecnici, i carichi di lavoro e i meccanismi di infortunio. Solo così si potranno definire strategie di allenamento davvero efficaci e protocolli di prevenzione e riabilitazione specifici per i giocatori di padel. Fino ad allora, chi pratica questo sport – soprattutto a livello amatoriale – dovrebbe tenere conto che il padel non è solo divertimento, ma un’attività fisica che richiede preparazione e attenzione. Curare forza, mobilità, tecnica e recupero non significa solo migliorare la prestazione, ma anche ridurre il rischio di fermarsi nel momento in cui il gioco diventa più appassionante.
Sintesi basata sull’articolo “Match analysis, physical training, risk of injury and rehabilitation in padel: overview of the literature”, pubblicato su Sports Medicine – Open (Courel-Ibáñez et al., 2022) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8998509/